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Nacque a Capodistria (Pola) il 20 settembre 1880. Irredentista dalmata, ancora in giovane età ebbe il comando di piccoli piroscafi con i quali percorse tutto l'Adriatico, impratichendosi particolarmente delle coste dalmate, delle rotte in stretti canali, sulle condizioni idrografiche e sulle vicissitudini meteorologiche di questo tratto di mare. (1) Infiammato d'amore per l'Italia nella fede sicura di una prossima liberazione della sua terra dal giogo straniero egli fa tesoro di queste sue conoscenze con l'intento di servirsene a scopi bellici. Allo scoppio della guerra mondiale è a Venezia tra i primi profughi giuliani a fare opera di propaganda interventista. (2) Allo scoppio del 1° conflitto mondiale si portò subito a Venezia, arruolandosi volontario nella Regia Marina dove ottenne il grado di Tenente di Vascello di complemento. Nell'incarico di pilota imbarcò subito su Unità siluranti di superficie e subacquee ed in 14 mesi di intensa attività portò a compimento 60 missioni di guerra, delle quali alcune sono rimaste memorabili e leggendarie per il modo mirabile con il quale egli coadiuvò i comandanti delle varie unità partecipanti. (1)
Nazario Sauro aveva avuto anche l'ardire di sbarcare in pieno giorno porto di Parenzo. « Su moveve ! Lighè la zima che dovemo ormegiar », urlò dal cacciatorpediniere Zeffiro, lanciando una gomena ai tre soldati austriaci che lo guardavano interdetti. E siccome quelli si muovevano impacciati da1 fucile: « Macachi! », li incitò, sempre interpellandoli in dialetto istriano, « Cusì no podè lavorar; toleve de dosso el fusil e lavorarè megio». Saltato a terra e agguantatone uno, lo portò di peso a bordo e si fece dire in qual direzione dovesse puntare i cannoni per colpire una base segreta di idrovolanti. Nazario Sauro era anche quel tale che alcuni anni prima, a Trieste, era stato condannato a quattordici giorni di prigione perché, in un litigio con un capitano marittimo austriaco, suo collega, dettogli tutto quel che gli veniva, aveva concluso: " E porco anca el governo che te mantien ». (3) Per questi suoi meriti di guerra è fregiato nel giugno del 1916 della medaglia d'argento e promosso a tenente di vascello. Poco dopo ottiene di essere imbarcato sul sommergibile "Giacinto Pullino", il quale nella notte del 30 luglio esce dal porto di Venezia con l'obiettivo di silurare le opere di guerra nemiche nelle acque di Fiume. Ma già all'alba la nave giunta nel Carnaro s'incaglia sullo scoglio della Galiola nei paraggi delle isole Unite. Risultati vani tutti i tentativi di disincaglio, distrutti i cifrari di bordo e le apparecchiature e predisposta per l'autoaffondamento, l'unità fu abbandonata dall'equipaggio e Nazario Sauro, allontanatosi volontariamente da solo su un battellino, fu in seguito catturato dal cacciatorpediniere Satellit. Nazario Sauro con tutti i suoi compagni è fatto prigioniero, riconosciuto e tradotto davanti al tribunale militare di campo dell'Ammiragliato e del comando di porto di Pola il quale fungendo da giudizio statario lo condanna il 10 agosto 1916 alla pena di morte mediante capestro, dopo averlo crudelmente messo a confronto con la madre, fatta venire dai campi di deportazione dell'Austria interna. (2) « Non conosco questa signora », rispose quando nella cella fu accompagnata sua madre. Negò fino al momento in cui fu pronunciata la condanna a morte per capestro. (3)
Il Ministero della Marina per onorare la memoria del martire gli assegnò la medaglia d'oro con la seguente motivazione: "Dichiarata
la guerra all'Austria venne subito ad arruolarsi sotto le nostre bandiere
per dare il contributo del suo entusiasmo, della sua audacia ed abilità
alla conquista della terra nella quale era nato e che anelava congiungersi
all'Italia. Incurante del rischio al quale si esponeva, prese parte a
numeroso ardite e difficili missioni navali di guerra, alla cui riuscita
contribuì sempre efficacemente con la conoscenza pratica dei luoghi e
dimostrando sempre coraggio animo intrepido e disprezzo dei pericoli.
Fatto prigioniero, conscio della sorte che ormai lo attendeva, serbò fino
all'ultimo contegno meravigliosamente sereno e col grido forte e ripetuto
più volte dinanzi al carnefice di Viva l'Italia esalò l'anima
nobilissima, dando impareggiabile esempio del più puro amore di
Patria. (1) Tratto dal sito della Marina
Militare Italiana
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2004