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Riceviamo
e pubblichiamo
Gli
Alpini di Montréal
Possono apparire incongrui e quasi surrealistici i riti degli Alpini -
cori, preghiere, feste, bevute, rimembranze di naja - compiuti a migliaia
di chilometri di distanza dall'arco alpino, da gente in su con gli anni,
trapiantata in un'altra terra. Si sarebbe quasi tentati di sorridere di
fronte alla tenacia di queste memorie guerriere nei figli montanari di un
paese invece pacifista, che al cinema ha fatto del "Tutti a
casa!" il grido di raccolta delle sue truppe allo sbando. Si potrebbe
provare un moto di
scetticismo, solo non conoscendo la profondità dei sentimenti che
albergano nel cuore di tutti gli Alpini, e in particolare di questi, che,
a migliaia di chilometri di distanza dalla madrepatria, celebrano con il
vino, la grappa e i canti, le antiche memorie di un paese dopotutto
straordinario.
Il mito delle Penne Nere, in Italia e all'estero, è al centro di un culto
nello stesso tempo sacro e profano, celebrante un'Italia schietta, leale,
tenace che è l'esatta antitesi di quel Italia pressapochista,
esibizionistica, rumorosa, cialtrona che i mass media ogni giorno ci
propongono, e che nei viaggi di ritorno mette ogni volta a dura prova, in
noi emigrati, il nostro pur forte senso della patria. L'Italia del Cuore
di De Amicis, come anche quella del Piccolo Alpino di Salvator Gotta, è
un'Italia ufficialmente abolita. Abolita perché giudicata retorica da chi
si gargarizza con le frasi alla moda e con gli slogan progressisti della
retorica contemporanea.
L'essenza più profonda di questo straordinario attaccamento al corpo
degli Alpini sono la terra, i valori montanari, il culto delle tradizioni,
l'amore della natura, ed una sana gioia di vivere. La geografia non è
solo materia ma è spirito. Le montagne, i picchi, le valli, la flora, le
marce, il vento, i
canti, lo sforzo marcano per sempre l'anima di un giovane uomo che si apre
alla vita, pronto al dono di sé, amante delle cose semplici, fedele alle
memorie familiari e del villaggio. Egli così resterà legato per sempre
ai commilitoni con cui ha frequentato questa magnifica scuola di valori.
Io ho trovato l'odore buono di quest'Italia antica nella Casa del Veneto,
in occasione di un incontro organizzato per celebrare quei quattro o
cinque commilitoni della Sezione Alpini di Montréal che combatterono
nella seconda guerra mondiale, e che sono ancora, pur se un po'
oscillanti, sulla breccia. E non ho notato negli Alpini di Montréal i
segni dell'amarezza o della delusione, nonostante i tanti anni trascorsi
in Canada. Ho trovato anzi, in tutti quelli con cui ho parlato, senso
pratico, avvedutezza, tranquillità di spirito. Il rapporto con la terra
è stato, qui in Canada, sublimato nei riti
dell'orto, del vino fatto in casa, dello chalet al nord e della
scampagnata con gli altri Alpini. I viaggi in Italia hanno racquetato
l'ansia del distacco. I figli nati qui hanno permesso di approfondire il
legame con la terra adottiva.
Ho
trovato, dicevo, questo buon odore di sentimenti, e ho provato serenità,
conversando con le Penne Nere al mio tavolo. Ho ascoltato con interesse le
loro storie. Alla base di ogni partenza verso l'estero vi furono il
disastro della guerra e le ristrettezze del dopoguerra. Ettore Morganti,
ex presidente degli Alpini, partì da un paesino meraviglioso, a due passi
dalla Svizzera: Griante. La partenza fu da Bassano del Grappa per Alfredo
Lazzarotto, con il quale ho conversato lungamente. Erano anche ospiti
degli Alpini un paracadutista della Folgore, l'insegnante Giuseppe
Tomaselli, e un
bersagliere, il geologo Riccardo Bonaccio, originario d'Ivrea La sezione
di Montreal, sorta nel 1954, è la più antica del Nord America. Il suo
attuale presidente è Ferdinando Bisinella. L'adunata nazionale si
svolgerà quest'anno in maggio a Trieste. Da Montréal vi parteciperanno 4
o 5 Penne Nere. La Sezione Alpini di Montréal non è mai mancata a questo
appuntamento, e non potrà mancare. Dopotutto i viaggi più lunghi sono
quelli che rendono i ritorni più dolci. Andando via dalla Casa del
Veneto, ho voluto sapere da Bonfiglio Olmi, questo novantenne reduce della
campagna di Russia, cosa fa sì che un uomo si trasformi, ad un certo
momento della sua vita, in un Alpino per sempre. Mi ha risposto
semplicemente di non saperlo, perché "io sono nato Alpino".
Claudio Antonelli (Montréal, Canada)
Nella
foto:
Monumento ai Caduti a Montreal
Il monumento sorge nel
giardinetto sul lato sinistro della chiesa italiana della
Madonna di Pompei,
2875 rue Sauve' Est, Montreal,
all'angolo con il Blvd. St. Michel.
Fu inaugurato il 4 luglio 1976.
Progetto: Bonetti - Tonagli
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