INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CARLO AZEGLIO CIAMPI
IN OCCASIONE DEL 50° ANNIVERSARIO DEL RICONGIUNGIMENTO DELLA CITTA' ALL'ITALIA

Trieste - Piazza dell'Unità d'Italia, 4 novembre 2004

 

Autorità,
Cittadini di Trieste,
Militari,

cinquant'anni fa oggi, in questa stessa giornata del 4 novembre, già sacra alla storia d'Italia, e alla fedele memoria dei Triestini, il Presidente Luigi Einaudi celebrava il ritorno alla madrepatria di questa città, faro di civiltà italiana ed europea.

Prima che avesse inizio la parata militare delle truppe del presidio, garanti del nuovo confine orientale, il Capo dello Stato decorò il gonfalone della città di Trieste della medaglia d'oro al valor militare. La motivazione aveva inizio con parole che ancora risuonano nei nostri cuori, e che sono di straordinaria attualità. Le cito: "Protesa da secoli ad additare nel nome d'Italia le vie della unione tra popoli di stirpe diversa, Trieste fieramente partecipava coi figli migliori all'indipendenza e all'unità della Patria".

In quel novembre del 1954, l'Europa era divisa in due dalla Cortina di Ferro. La guerra fredda minacciava la pace dei popoli. Tutte le ferite della città martire, terra di rifugio di moltitudini di profughi istriani e dalmati, erano ancora aperte e sanguinanti. La guerra, sbagliata e perduta, era costata all'Italia il distacco di territori parte della nostra storia.

E' difficile dimenticare quel passato; e non lo si deve dimenticare. I popoli europei lo ricordano, affinché quelle tragedie non si ripetano. Ma odi e rancori sono stati lasciati alle spalle da un'Europa finalmente in pace, dopo secoli di guerre.

Un mondo nuovo è risorto dalle rovine lasciate dalle stragi del Novecento. L'Europa unita, che lasciamo in eredità ai nostri figli, è cresciuta sulle fondamenta di una antica civiltà comune, che ha le sue radici nella storia, nella cultura, negli ideali civili e religiosi della nostra Italia.

I primi passi compiuti dai popoli europei sulla via della riconciliazione non sono stati facili. Abbiamo avviato insieme un processo di purificazione della memoria, di rilettura critica del nostro passato.

Abbiamo condannato e respinto ogni forma di totalitarismo. Abbiamo scelto come nostra bandiera, come premessa necessaria della ritrovata unità e concordia, la democrazia; la libertà e l'indipendenza dei popoli; il rispetto dei diritti dei cittadini e delle minoranze. Abbiamo posto l'accettazione di questi principi come condizione per poter essere accolti nell'Unione Europea.

Da allora abbiamo rivolto lo sguardo al futuro, un futuro nuovo e diverso, che abbiamo, passo dopo passo, tenacemente costruito. La celebrazione odierna del ritorno di Trieste all'Italia ha luogo nel quadro di un sistema di istituzioni di governo comuni, oramai esteso a larga parte del continente; anche a Paesi da cui ci divideva, fino a non molti anni addietro, un confine invalicabile, che abbiamo abbattuto. Cinquant'anni fa, tutto questo ci appariva un sogno.

Il nostro europeismo non nega, anzi presuppone, l'amor di patria. Il nostro Risorgimento, ispirato a ideali di fraternità fra tutte le nazioni, libere e indipendenti, ci ha trasmesso - insieme con la ritrovata coscienza dell'unità nazionale - una ricca eredità di ideali europeisti, sempre presenti anche nella lunga passione risorgimentale e patriottica di questa città.

Cinquant'anni fa, il Presidente Einaudi ricordava, nel messaggio rivolto all'allora Presidente del Consiglio Scelba, la "fiaccola mai spenta ed oggi con orgoglio riconsegnata, viva di fiamma ardente, all'Italia e a Trieste".

L'esplosione di incontenibile esultanza popolare che salutò, in questa piazza, in questa città, in tutta Italia, il ritorno dei soldati e marinai italiani a Trieste, il 26 ottobre 1954 non nasceva solo dal sentimento di ritrovata sicurezza dopo tante sofferenze. Non finiva soltanto un'epoca di persecuzioni e di massacri, di campi di concentramento e di sterminio, di popolazioni in fuga, di luoghi del cuore abbandonati. Il patriottismo della città liberata aveva le sue radici in ancor più lontane memorie.

La data del 4 novembre suscitava allora, e suscita ancora oggi, un empito di commozione nell'animo di chi ascoltò dalla bocca dei padri i racconti degli anni di sangue della Grande Guerra, la guerra delle trincee e degli assalti alla baionetta, la guerra del Monte Grappa, dell'Isonzo e del Piave.

La Grande Guerra, pur con le sue atrocità, era stata vissuta dal popolo italiano come l'ultima guerra d'indipendenza, che aveva portato a compimento la riunificazione d'Italia. Non era stata, e non aveva voluto essere, una guerra di conquista, una guerra figlia dell'odio, ma una guerra di liberazione, combattuta per riunire all'Italia Trento e Trieste.

Questi ricordi si intrecciano oggi, nella nostra mente, con quelli tragici della seconda guerra mondiale, voluta dalla dittatura, costata a tutto il popolo italiano un altissimo prezzo di vite spezzate, di terre italiane irrimediabilmente perdute. Questa è l'eredità del passato. E tuttavia, qui a Trieste, il passato non ci ricorda soltanto conflitti e odi, persecuzioni e stragi.

Il passato di cui ci parla questa piazza bellissima, questo grandioso paesaggio urbano aperto verso il mare, verso i più lontani orizzonti, è soprattutto quello di una città che fu sempre straordinario luogo d'incontro e di dialogo fra popoli, culture, religioni: Trieste, centro felicissimo e fecondo di scambi culturali e commerciali, da secoli luogo di grande creatività artistica e letteraria e di operosità mercantile, fulcro non solo economico ma civile di un'area vastissima dell'Europa centrale.

Nella grande Unione Europea di oggi, patria comune di nazioni un tempo nemiche, oggi unite dagli stessi ideali, Trieste ritrova una collocazione e una identità cosmopolìta che già fu sua. Oggi Trieste è di nuovo simbolo di convivenza e di collaborazione fra i popoli.

Nel nuovo quadro istituzionale europeo Trieste appare punto di riferimento naturale e centro propulsore di iniziative nuove per lo sviluppo degli scambi e delle comunicazioni che deve coinvolgere, in un rinnovato sforzo comune, l'Austria, la Croazia, l'Italia e la Slovenia; per il completamento dei grandi corridoi europei necessari all'integrazione economica e politica dei nuovi Stati membri; per lo sviluppo di un sistema portuale integrato del Nord Adriatico, che divenga il naturale sbocco verso l'Oriente del vasto, operoso retroterra dell'Europa danubiana; per la collaborazione tra regioni e Stati ai fini di una comune crescita culturale e civile.

Istituzione simbolo del nuovo destino di Trieste è il polo scientifico triestino, che si articola in istituti di ricerca tra i più prestigiosi al mondo, in cui sono impegnati cinquemila ricercatori e oltre ottomila studenti.

Questi centri di ricerca, grazie a 40 anni di esperienza di lavoro con le comunità scientifiche del Terzo Mondo, contribuiscono alla realizzazione, nel quadro della globalizzazione, di un sempre più necessario partenariato tra il Nord e il Sud del Pianeta, tra l'Occidente e l'Oriente.

Espressione di questa vocazione mondiale della società triestina è la presenza a Duino di uno dei Collegi del Mondo Unito, che sollecita la maturazione, in giovani di tutte le nazionalità, di una comune cultura dell'amicizia, della solidarietà e dell'interscambio di esperienze, nel rispetto delle diverse eredità culturali.

Non più remoto avamposto di frontiera, ma anello di congiunzione fra l'Italia e una vasta regione della nuova Europa unita, aperta agli scambi col mondo, Trieste, fiera della antica pluralità della sua identità culturale, rinnoverà in questa sua funzione la sua vocazione internazionalista. Vi attende, cittadini di Trieste, ma dovete volerlo, una fioritura nuova, economica, culturale e civile.

Con questo spirito, vi esprimo i sentimenti di fiducia nel futuro della città, e della regione di cui capitale; con questo spirito l'Italia tutta guarda a Trieste, in questa giornata che ne ricorda il felice ricongiungimento con la madrepatria.

Viva l'Italia!

 

 

 

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